PROGETTI
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PROGETTO: "COME ESSERE CREATIVI E DIVERSI"
Lo sviluppo della creatività, lo stimolare l’individuo ad uscire da sicurezze esterne, il partecipare alla vita sociale, sono gli scopi delle Università adulti/anziani.

Dopo i 50 anni di età frequentemente si manca di creatività e conseguentemente non si riesce a risignificare le cose; si perde l’aspetto originale della propria immagine. La creatività viene meno, spesso perché occupati ed assorbiti in un lavoro da noi non ideato né promosso; ci si trova a realizzarsi come persona solo negli hobbies, proposti dall’esterno.
La creatività, al contrario, è l’espressione più autentica della persona, mai riducibile alle pressioni esterne. Senza di essa un individuo è incapace di esprimere un giudizio proprio e di autodeterminarsi. La creatività si radica sempre nella globalità dell’individuo, che vive un’esperienza particolare, dalla quale riceve stimoli e alla quale offre contributi. In questo senso l’atrofia della creatività deriva non solo da alterazioni organiche, ma anche e soprattutto da deprivazione sensoriale, da carenze estetiche e da mancata valorizzazione sociale.
Risultano pertanto essenziali nell’esperienza umana alcuni momenti dinamici dell’esistenza, quali: lo stimolo sensoriale, “frontiera fra il mondo esterno e la personalità”; lo sviluppo estetico, “frontiera fra la percezione e l’intelletto”; la motivazione creativa, punto di partenza del prodotto creativo e della sua comunicabilità con gli altri. Creatività e condizionamento si avvalgono più o meno degli stessi meccanismi. Si tratta allora di trovare le forme idonee per coinvolgere la personalità in un processo di liberazione e di ricerca individuale, anziché bloccarla nella mnemonica ripetizione di risposte esatte. Se questo è vero, i momenti centrali per stimolare il processo creativo sono: l’allargamento degli interessi attraverso l’osservazione; lo sviluppo dell’esteticità attraverso la manipolazione delle cose secondo liberi schemi fantastici; il recupero di una nuova e più ricca globalità delle cose con la motivazione; l’apprendimento di tecniche espressive e produttive al fine di rendere “utile” e “relazionale” quanto prodotto.

L’allargamento degli interessi
Quando guardiamo una cosa, la vediamo superficialmente, spesso con la preoccupazione di cogliere in essa solo qualche aspetto che ci consente di ricondurla agli schemi già in noi precostituiti. avviene così una lettura “ideologica” della realtà, la quale tende a consolidare i condizionamenti già acquisiti. Una formazione alla creatività allora deve partire dall’allargamento delle sensazioni, cioè dallo sviluppo dell’osservazione nei confronti dei vari aspetti secondo i quali possono essere osservate le cose. Basti accennare alla forma dei petali di un fiore, alle gradazioni di colore, allo sviluppo di una pianta nelle varie stagioni, oppure ai modi diversi dei genitori e dei figli nel considerare la casa, le sue varie parti, gli oggetti in essa contenuti. L’osservazione consente di arricchire la percezione della realtà e di coglierne la profondità. Analogo risultato può essere ottenuto osservando i ritmi dell’universo e delle cose e le corrispondenze di essi negli individui. Tali osservazioni moltiplicano gli interessi ed allargano la visione complessiva della realtà. Attraverso questo primo processo molte cose minori diventano significative e vengono ad arricchire il patrimonio a disposizione della personalità per un’azione creativa.

Sviluppo dell’esteticità
Un secondo passo della stimolazione creativa è costituito dallo sviluppo del senso estetico, con il quale la personalità manipola le cose apprese e le segna con la propria originalità. Si pensi alla possibilità di sostituire la forma geometrica delle cose con un’altra, o di dare priorità a un aspetto della realtà piuttosto che ad un altro, o di ricomporre in modo originale un oggetto o un disegno precedentemente scomposti. Analoghi risultati possono essere ottenuti attraverso l’attività motoria, attraverso libere espressioni ritmiche del corpo e attraverso il “bricolage” che si serve delle professioni esercitate per molti anni per esprimere in libertà modelli inediti. Talvolta può essere utile partire dal segno occasionale, senza preoccupazione, oppure dal libero accostamento dei colori, oppure dall’espressione libera corporale. Sono le stesse espressioni della persona che diventano poi a loro volta stimolo per forme successive.

Recupero di una nuova globalità
La creatività ha bisogno anche di uscire dalle forme velleitarie e di approdare alla vita, proprio per divenire estensione della personalità e non dar luogo a un doppio di sé. Ecco quindi l’importanza di aiutare, in momenti successivi, la personalità a ritrovare un nuovo equilibrio di sé, punto di partenza per ulteriori sviluppi. In questo processo appare sullo sfondo l’“Io”, che trasforma e dà significato all’impulso estetico, orientandolo, attraverso la motivazione, alla realizzazione di sé. La creatività in questa tappa diventa espressione di bisogni reali profondi e non solo gioco di forme e si avvia a diventare produttiva. La psicanalisi ha saputo sviluppare questo momento in chiave terapeutica, riuscendo a liberare la personalità da condizionamenti inconsci attraverso il processo di coscientizzazione. Infine la creatività ha bisogno di essere riconosciuta dagli altri. Allo scopo si avvale di tecniche e di linguaggi comuni alla cultura, che offre la possibilità di una intesa comune in un determinato ambiente e in un determinato luogo. La creatività quindi necessita di supporti “espressivi” quali il disegno, la pittura, la scultura, il linguaggio; e di supporti “operativi” quali la conoscenza di arti e mestieri e di tecniche per la realizzazione concreta dei propri progetti.
Da questa rapida analisi degli elementi costitutivi di una formazione alla creatività risulta evidente l’insufficienza in sé dell’insegnamento delle tecniche espressive, dell’attività motoria e del bricolage, ma anche l’utilità di queste proposte se inserite in un processo articolato di formazione alle creatività. Questo va detto proprio perché le persone anziane stesse, che si accostano per la prima volta a tali attività, richiedono in primo luogo le tecniche, che però diventerebbero inevitabilmente controproducenti a causa di nuovi condizionamenti se non assunte in modo creativo.

Insegnamento o stimolo?
Ci chiediamo ora se la creatività può essere insegnata, oppure se può essere soltanto stimolata. Il pericolo soggiacente, soprattutto nell’educazione rivolta a persone adulte qualificate da un’esperienza di vita, è quello di agire con i metodi tradizionali direttivi, anziché di intervenire mantenendo l’azione educativa allo “stato nascente”, in modo da favorire l’audoterminazione e l’emergenza dei processi creativi in qualsiasi direzione. Salva questa doverosa attenzione, non va tuttavia trascurata l’informazione - aggiornamento - delle persone anziane, se è vero che la creatività presuppone un processo di liberazione dalla falsa coscienza e dagli stereotipi sociali e una conoscenza oggettiva della realtà.
La creatività però fondamentalmente non si insegna, ma si suscita, si stimola. Si può partire da qualsiasi attività, purché si riesca a mettere in moto un processo di allargamento dell’esperienza sensoriale, di manipolazione estetica delle sensazioni acquisite, di scoperta dell’Io, fulcro centrale della personalità. In un processo che può trovare una sua articolazione didattica e che richiede da parte dell’operatore una capacità di animazione non direttiva, un’azione di sostegno più che di guida.
L’azione pedagogica quindi dev’essere improntata allo sviluppo della creatività per stimolare l’individuo ad uscire dalla ricerca di sicurezze esterne, attraverso un impegno attivo di partecipazione sociale consono all’età ed alle condizioni di vita proprie e attraverso l’impegno di trasformazione delle strutture e delle condizioni esistenziali dell’ambiente nel quale è inserito.