Ricerche sociologiche
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Dialogo intergenerazionale e interculturale (1997)
Il dialogo fra gruppi sociali diversi e fra generazioni è condizionato da problemi di linguaggio, di fiducia, di convivenza. Nella ricerca si è cercato di conoscere il grado di comunicazione esistente fra gli intervistati e i vari gruppi di età e nei confronti degli immigrati. Il questionario chiedeva di ogni gruppo di età un giudizio, come ci si sentiva da esso giudicati e gli argomenti prevalenti di dialogo. A questa articolazione di fondo sono state aggiunte domande relative alla condivisione delle idee, alla disponibilità di vivere insieme ed altre informazioni. I questionari raccolti nell’inchiesta, svolta fra i frequentanti delle Università adulti/anziani del Vicentino nel 1997, sono stati 1.153, di cui il 25% uomini e il 75% donne.
Dalla ricerca è emersa una progressiva difficoltà di dialogo e di comunicazione con il distanziarsi dell’età. Nell’attuale situazione risulta sempre più problematica perciò la trasmissione dei valori. È emerso inoltre che chi vive accanto a persone di culture diverse è più disponibile al dialogo.
1. Nel dialogo intergenerazionale sono emersi tre livelli diversi:
a) persone più anziane, dalle quali si è giudicati fidati (72,1%) e confidenti (48,6%) e che si ritengono legate al passato (79,2%), sagge e ricche di esperienza (85,9%), equilibrate nei giudizi (70,3%). Con esse si parla dei problemi di salute (55,7%), della vita passata (55,0%), della famiglia (49,0%);
b) adulti (35-50 anni) e giovani adulti (21-35 anni), dai quali si è considerati delle stesse idee (adulti 46,3%, giovani adulti 21,2%) anche se un po’ all’antica (adulti 15,8%, giovani 26,3%), abitudinari (adulti 32%, giovani 36,5%). Si ritengono persone assorbite dal lavoro (adulti 90,9%, giovani adulti 75,8%), sbrigative e poco socievoli (adulti 54,9% e giovani adulti 57,5%); poco sensibili ai valori religiosi e morali (adulti 79,7% e giovani adulti 75,0%). Con essi si parla di problemi familiari (adulti 39,4%, giovani adulti 43,9%), del modo di vivere ed operare (adulti 58,9%, giovani adulti 69,5%). Si parla poco di religione (adulti 12,9%, giovani adulti 16,9%) e di politica (adulti 28,2%, giovani adulti 19,6%);
c) giovani (15-20 anni) e ragazzi delle medie, dai quali si è considerati all’antica (giovani 20,9%, ragazzi 24,9%), anche se disponibili al dialogo (giovani 52,6%, ragazzi 43%). Si ritengono dipendenti dalle mode (giovani 86,7%, ragazzi 81,4%), distratti e superficiali (giovani 67%, ragazzi 57,6%), impegnati nello studio (giovani 60,7%, ragazzi 50,4%), desiderosi di divertimento (giovani 92,6%). Con essi si parla di scuola ed educazione (giovani 73,3%, ragazzi 58,9%) e del costume (vestire, divertimento, amicizie…) (giovani 69,8%, ragazzi 54,9%). Si evitano i discorsi sulla religione (giovani 86%, ragazzi 78%) e sulla politica. Cresce la percentuale del non dialogo (giovani 27,8%, ragazzi 42,7%).
2. Circa il dialogo, diciamo che un 3% rifiuta il dialogo con tutti, ma che il “non dialogo” cresce con i giovani adulti (13%), con i giovani (27,8%), con i ragazzi (42,7%). Si parla sempre di famiglia o di educazione e scuola, del modo di vivere e di operare, del costume; si parla progressivamente meno di religione e di politica (regione: più anziani 20,7%, adulti 12,9%, giovani adulti 16,9%, ragazzi 14,4%; politica: più anziani 24%, adulti 28,2%, giovani adulti 19,6%, giovani 5,2%). Anche sui problemi della vita cittadina il dialogo diminuisce progressivamente (più anziani 37,5%, adulti 27,9%, giovani adulti 21,4%, giovani 16,8%, ragazzi 17,2%). Sembra esserci una certa accettazione vicendevole almeno come persone dialoganti: più anziani 48,6%, adulti 46,3%, giovani adulti 21,2%, giovani 19,4%, ragazzi 18%.
3. Condivisione delle idee. Diminuisce con il divario di età: più anziani 72,2%, adulti 84,7%, giovani adulti 75%, giovani 51,7%, ragazzi 49,5%. La crisi è soprattutto con i giovani e con i ragazzi, se teniamo presenti le percentuali del “non dialogo” già accennate. Ci si intrattiene insieme in modo soddisfacente: con persone più anziane 83,8%, con gli adulti 90%, con i giovani adulti 80,2%, con i giovani 58,2%, con i ragazzi 52,9%. Circa la condivisione di eventuale attività volontaristica e dell’abitazione la tendenza precedente si ripete: volontariato (più anziani 44,8%, adulti 81,9%, giovani adulti 58,1%, giovani 35,8%, ragazzi 34,4%), abitazione (più anziani 30,4%, adulti 86,1%, giovani adulti 61%, giovani 33,3%, ragazzi 28%).
4. Circa gli immigrati emerge una certa paura di crescita della delinquenza (74,7%). Teoricamente si riconoscono i loro diritti (69,3%), anzi si ritengono utili (72,7%). Non si gradirebbe tuttavia convivere in caso di bisogno (57,5%) o che un familiare li sposasse (58,6%). È convinzione maggioritaria che si debbano adattare alle nostre abitudini (78,2%).
(cfr. DAL FERRO G., La vita di relazione. Quattro ricerche sociologiche fra i corsisti nell’Università adulti/anziani del Vicentino negli anni 1996-1999, Rezzara, Vicenza, 2001, pp. 29-47).