Ricerche sociologiche
<< Torna all'elenco
Disponibilità all’impegno sociale (1999)
Una persona, quando smette l’attività lavorativa, si trova a programmare mediamente 20/30 anni di vita. Pur avendo risolto il problema economico, può cadere nella emarginazione del “sentirsi inutile” o di peso, se non partecipa in qualche modo all’attività sociale. La ricerca attuata nelle Università adulti/anziani del Vicentino nel 1999 si è proposta di conoscere la disponibilità dei frequentanti di assumere qualche impegno sociale. I risultati si basano su 1.237 questionari raccolti che riguardano il 72,9% donne e il 21,7% uomini. Di essi l’83,2% vive nell’ambiente urbano, il 16,8% in quello rurale.
In sintesi sono emerse la convinzione generalizzata dell’utilità di un impegno a servizio della collettività (93%), una retrosia o paura nell’assumere nuovi impegni fissi, mentre chi dichiara di aver fatto esperienze di impegno è rimasto soddisfatto (63,2%) o gratificato (29,3%). Appare fra le righe un interesse per l’attività culturale e la convinzione di dover promuovere soprattutto la cultura antropologica e tramandarla.
1. Interessi ed impegni. Nei frequentanti l’Università ha sviluppato una propensione culturale, che emerge da tutta la ricerca. La vita di queste persone si svolge nelle faccende domestiche (48,4%), nella frequenza all’Università (70%) e in attività culturali (28,3%). Alla domanda di come si ritiene di occupare il tempo, si indicano le priorità: seguire le proprie faccende (66,2%), leggere e studiare (44,3%), viaggiare (47,8%), incontrare amici (39,3%), frequentare conferenze e spettacoli (27,9%). È un pubblico economicamente autosufficiente (poco 8,6% - abbastanza 73,3% - molto 18,2%), soddisfatto della propria situazione di vita (poco 5,8% - abbastanza 68,1% - molto 26,1%).
2. Disponibilità all’attività sociale. Coloro che hanno risposto al questionario ritengono utile e doveroso l’impegno sociale (93%), esercitato in modo gratuito (93,8%), eventualmente con un rimborso spese (73%). Manifestano tuttavia qualche difficoltà nell’assumere impegni fissi (24,3%), temendo per la salute e per l’affaticamento (18,1%) o per l’impreparazione a svolgerli (17,7%).
Più incerta è la risposta relativa a ciò che si desidera socialmente fare. Emergono alcuni interessi molto tenui: dedicarsi ai nipoti (16,28%), al volontariato (10%), a una biblioteca (9,15%), alla storia orale raccontata (7.02%), alla ricerca sul territorio (6,10%). Precedenti esperienze di volontariato sono state soddisfacenti (buona 37,41% - gratificante 17,25%). Si ritiene che l’Università dovrebbe preparare ad eventuali impegni sociali (70,99%).
(cfr. DAL FERRO G., La vita di relazione. Quattro ricerche sociologiche fra i corsisti nell’Università adulti/anziani del Vicentino negli anni 1996-1999, Rezzara, Vicenza, 2001, pp. 68-75).