Ricerche sociologiche
<< Torna all'elenco
FRUSTRAZIONI ED ATTESE
La ricerca del maggio 1994 riguarda “le frustrazioni e le attese dei corsisti (passato e futuro)”. Essa si riferisce globalmente a 1.029 questionari restituiti su 1.450. Dai dati appaiono anzitutto due desideri non del tutto appagati, quello di viaggiare per conoscere il mondo (54,81%) e quello di studiare (48,40%). Vengono solo dopo altre attese inappagate quali lo svago e il divertimento (40,04%), lo sport, la ginnastica (34,50%) e le amicizie (34,99%). Si noti che non si tratta di desideri del tutto non soddisfatti, perché alla domanda se si è riusciti ugualmente ad appagarli in parte, per i viaggi si risponde di sì per il 55,30% e per lo studio per il 47,23%. Sono quindi persone curiose, amanti della conoscenza, forse da sempre desiderose di allargare i propri orizzonti. Sarebbe interessante sapere se questi rimpianti sono presenti anche in chi non frequenta l’Università. In caso contrario queste istituzioni risponderebbero solo alle esigenze di una parte della popolazione.
Se questi primi dati vengono confrontati con le aspettative future, troviamo per la cultura una conferma e una finalizzazione più accentuata: si pensa di rendere significativa la propria vita in futuro con lo studio (67,74%), visitando il mondo (51,70%), coltivando le amicizie (69%), sviluppando i rapporti parentali (54,71%) e curando la propria salute (69,39%). Si vede come la vita di relazione, sostenuta da un bagaglio di conoscenze sempre da rinnovare, passi al primo posto. Dall’analisi stratificata dei dati si rileva come quanto si è detto è avvertito più dalla donna che dall’uomo (qualche punto in più in percentuale), forse perché più di quest’ultimo condizionata nelle scelte e desiderosa di esperienze nuove. L’uomo invece sottolinea in modo chiaro di aver sofferto in passato per la mancanza di spazi creativi (uomini 55%; donne 50%), pur avendoli in qualche modo cercati (uomini 29,79%; donne 20,31%) e di ritenerli importanti per il futuro alla pari delle donne (uomini 66,45%; donne 66,67%). Quest’ultimo dato può essere interpretato sulla linea del lavoro dipendente al quale più l’uomo che la donna è stato sottoposto nell’arco dell’attività produttiva.
Con dati meno elevati, ma non meno significativi, i corsisti giudicano insufficiente l’attività sociale svolta in passato: il 21,09% ha cercato di coltivare il volontariato e il 15,94% l’attività socio-politica, mentre l’aspirazione era superiore (per il volontariato del 28,65% e per l’attività socio-politica del 27,99%). Le aspirazioni per il futuro vedono uno spostamento di queste aspirazioni dell’attività socio-politica all’attività di volontariato (socio-politica 20,51%, volontariato 32,85%), forse per la situazione confusa dell’attuale fase storica del nostro Paese. Dai dati stratificati risulta un impegno maggiore delle donne nel volontariato (uomini 24,14%; donne 37,20%) e degli uomini nell’attività socio-politica (uomini 32,21%; donne 24,07%).
La ricerca infine sottolinea la centralità dell’impegno familiare, nonostante le difficoltà (66,57%), con un rimpianto di non aver fatto abbastanza soprattutto negli uomini (uomini 45,51%; donne 37,50%) e con il desiderio di farlo maggiormente in futuro (uomini 84,75%; donne 80,76%).
(cfr. DAL FERRO G., Le Università della terza età: chi le frequenta e perché, tre ricerche fra i corsisti nell’Università Adulti/Anziani del Vicentino negli anni 1994-1995, Rezzara, Vicenza, 1995, pp. 33-45).