Scheda istituzionale
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Intevista

Come mai una scuola per adulti? Qual è il motivo del suo successo in Italia e all'estero?

"L'allungamento della vita umana è uno dei fenomeni più profondamente rivoluzionari di questo tempo, il quale porterà a cambiamenti nel pensare, nel vivere e nel progettare il futuro. Ma, nella nostra epoca, in cui la gente vive di più e arriva in età matura spesso in perfetta salute, la società tende ad espellere le persone che entrano nella cosiddetta 'terza età', come inutili e inadatte alle attività produttive che godono attualmente di un 'diritto' assoluto di primogenitura. Questa 'espulsione', in genere accompagnata da perdita di prestigio sociale, è per le persone motivo di gravi traumi psicologici e di senso di abbandono e di inutilità. In Europa e in alcuni Paesi del mondo, una delle risposte è data dalle cosiddette 'Università della terza età'".

Come sono nate le Università della terza età?

"Questa istituzione, che ha avuto un successo e un'espansione inaspettati, è nata a Tolosa, in Francia, nel 1973, per la felice intuizione di un professore di Diritto internazionale e specialista di Paesi in via di sviluppo, Pierre Vellas. Da allora, l'espansione non ha conosciuto soste: sono migliaia ormai le Università di questo tipo in Europa ed in Italia. Aderenti alla Federazione italiana tra le Università della terza età (Federuni) sono 250, per lo più nel Nord-Est, alcune delle quali antenne periferiche delle sedi del capoluogo di provincia. L'enorme risposta della gente a queste iniziative, e la presenza di tutte le fasce di età ai corsi dimostrano che nella nostra società esisteva un vuoto culturale da colmare, una 'fame di cultura' non ancora sazia in studenti a cui non è richiesto un limite di età o un titolo di studio specifico. I corsi delle Università tendono a una formazione vera e propria, in questo seguendo un ideale di 'promozione' dell'anziano".

Quale cultura veicolano?

"Mi convinco sempre più che una persona anziana soffre soprattutto nel sentirsi inutile, nel non essere più richiesta di niente, nel sentirsi sopportata. Le Università adulti/anziani non possono quindi costituirsi come area parallela consolatoria; esse devono porsi al servizio nel miglior inserimento sociale possibile degli utenti. La società di oggi non nega ruoli alle persone che hanno lasciato l'attività produttiva: ha in particolare bisogno di persone che nella vita quotidiana testimonino i valori di sempre e sappiano svolgere quel delicato compito di 'codificazione culturale' che coincide con lo sviluppo della civiltà, senza della quale la società imbarbarisce e degrada. È forse questa la 'cultura' delle Università della terza età".

Com'è nata l'Università di Vicenza?

Era il 1981, otto anni dopo la fondazione della prima Università degli anziani del mondo, quando l'Istituto Rezzara avviò la prima Università del Veneto. Studiò la proposta culturale con un convegno nazionale e due seminari con l'Università di Tolosa, uno in Francia ed uno a Vicenza.

Con quali presupposti, l'Università ha cercato di finalizzare le sue attività in modo da rendere l'anziano protagonista di se stesso e del proprio contributo sociale?

L'Università volle e vuole ridare ai frequentanti, in un arco limitato di tempo, coscienza e nuova capacità di ruolo, a partire dalle ricchezze della loro età. Contemporaneamente, attraverso la ricerca, come è tipica della tradizione universitaria, vuole riproporre alla società una corretta conoscenza ed una riconsiderazione dell'anzianità come parte costitutiva del corpo sociale. L'Università adulti/anziani di Vicenza cerca di rispondere alla finalità del miglioramento dell'inserimento sociale attivo e creativo delle persone che lasciano la professione o che intendono reinserirsi in essa dopo un periodo di assenza. La parola "anziano" fu assunta fin dall'inizio nel significato di "colui che ha esperienza" e quindi con qualche cosa da comunicare, privilegiando l'essere al fare, la vita alle tecniche, i ruoli appartenenti all'umanizzazione alle abilità tecniche. Negli anni successivi l'esperienza suggerì di aggiungere alla parola "anziano" quella di "adulto", dato il numero crescente, tra i corsisti, di persone sotto i sessant'anni.

Che cosa caratterizzò l'esperienza di Vicenza?

Ciò che caratterizzò sempre l'esperienza di Vicenza fu la presentazione di un "progetto globale", finalizzato a sollecitare e sostenere la persona adulta nel riprogettare e nell'assumere nuovi ruoli sociali. Recentemente l'Università adulti/anziani di Vicenza, diffusasi nel territorio, ha maturato l'orientamento di divenire essa stessa "soggetto attivo". A guisa delle antiche accademie, le varie sedi si assumono il compito di studiare i problemi culturali del territorio e di affidarli, dopo aver raccolto ampia documentazione, alle autorità di competenza. Finora l'attività si è rivolta ai beni ambientali da salvare, all'archeologia industriale, alla vivibilità dei centri storici, alla religiosità popolare, ai personaggi meno noti che hanno fatto la storia.

Quali le scelte metodologiche?

L'Università adulti/anziani di Vicenza ha cercato in primo luogo di non isolare gli anziani, evitando di porre limiti di età per l'iscrizione, offrendo loro la possibilità di partecipare a varie iniziative cittadine, considerando la frequenza dell'Università un momento di passaggio verso un effettivo inserimento sociale. In secondo luogo, partendo dalla considerazione che ogni anziano è qualificato dall'esperienza, non ha richiesto un particolare titolo di studio per l'iscrizione. Pur rilasciando al termine del ciclo un attestato di merito, ha cercato che questo non divenisse fine, ma riconoscimento di un cammino percorso. In terzo luogo ha previsto alcuni modi di coinvolgimento degli iscritti in scelte comuni, attraverso l'attività a piccoli gruppi (seminari) nella ricerca guidata, nell'attività complementare della creatività, nell'iniziazione alle lingue, all'uso del computer. In quarto luogo ha elaborato, attraverso periodici incontri con gli animatori e i docenti, una metodologia induttiva, il più possibile attivizzante. In quinto luogo ha evitato una programmazione enciclopedica dispersiva ed inutile rispetto alle finalità, preferendo alcune aree di approfondimento accompagnate da iniziative attivizzanti. Il piano di studi, fedele alle linee, è stato articolato in aree culturali ed in una ricca serie di attività integrative e complementari. A Vicenza città, a quanti hanno completato la frequenza quinquennale dell'Università, viene offerta la possibilità di accedere all'Accademia, ossia a successive "cattedre" di approfondimento per una cultura permanente e specializzata negli ambiti dello sviluppo delle scienze, delle scienze umane e del significato, delle scienze sociali, dello sviluppo delle civiltà.

Com'è la programmazione dei corsi?

La programmazione, come si è detto, prevede aree di studio, in modo da offrire ai corsisti non trattazioni esaustive, ma quadri di riferimento essenziali ed esemplificazioni scientificamente corrette nei vari settori delle scienze. Le aree di insegnamento attualmente sono quattro (scienze fisiche e biologiche; scienze antropologiche e sociali; scienze storico-artistico-letterarie; Paesi, culture e religioni); in esse vengono distribuiti tutti i corsi che si ripetono ciclicamente. L'anno accademico è suddiviso in tre bimestri. I corsi, a Vicenza distribuiti in tutti i giorni della settimana, in provincia le lezioni si tengono in due giorni, con due lezioni intercalate da un intervallo. Accanto ai corsi sono programmati i seminari, di cui parleremo oltre, e visite culturali. Le lezioni dei corsi sono accompagnate da discussione. A tale scopo, c'è un microfono volante per coloro che intervengono, così da permettere l'ascolto a tutti e/o evitare inutili spostamenti. Le lezioni sono supportate dalla proiezione di grafici e diapositive. Nella misura in cui è possibile, si mettono a disposizione dei corsisti brevi dispense, di una trentina di pagine ciascuna. Un gruppo di animatori, formato da persone che hanno già frequentato l'Università, è presente fra i corsisti nei momenti di intervallo, per facilitare relazioni amicali. Alla fine dell'anno, attraverso un apposito questionario anonimo, si verifica il gradimento dei vari corsi, il raggiungimento degli obiettivi e si raccolgono le proposte per l'anno successivo. In una assemblea conclusiva generale infine i corsisti sono informati dei risultati dei questionari e invitati ad ulteriori contributi per il miglioramento dell'iniziativa. Esperienza qualificante dell'Università è quella delle "tornate accademiche" attivate da alcuni anni, in cui gli iscritti sono invitati a relazionare su proprie particolari esperienze, attività, riflessioni, e non necessariamente su argomenti oggetto di trattazione nelle lezioni accademiche. Questa proposta ci è sembrata qualificare e sottolineare in modo evidente l'obiettivo dell'attività in questo arco di età che, fra gli altri, è quello di stimolare mentalmente e psicologicamente gli adulti e anziani a valorizzare le proprie capacità manuali, riflessive, espositive, creative rendendole ricchezza per tutti